Salvaguardia degli oceani: Un Mare di Innovazione

È tempo di vacanze e le spiagge si popolano di turisti e vacanzieri in cerca di relax. Il mare rappresenta la nostra prima fonte di ossigeno ( il 70% dell’ossigeno che respiriamo), ma purtroppo al giorno d’oggi non gode di ottima salute.  Il tasso di inquinamento degli oceani sta raggiungendo livelli sempre più critici: ogni anno 8 milioni di tonnellate di plastica si accumulano alle tonnellate già esistenti, creando vere e proprie isole di plastica, deturpando la flora e la fauna marina e soprattutto, minacciando la nostra stessa esistenza.

 

Ma come può la tecnologia, l’intelligenza artificiale e le nuove metodologie aiutare a combattere questo problema?

 

Nell’ambito del monitoraggio della presenza di tali rifiuti in mare corrono in soccorso delle limitate possibilità umane gli AUVs (Autonomous underwater vehicles). Questi veicoli intelligenti possono davvero aiutare a comprendere meglio le fonti, i tipi, i potenziali percorsi e le tendenze temporali dei rifiuti marini, esplorando zone che sarebbero comunque precluse all’azione umana. Alcuni ricercatori infatti sono all’opera per includere tra le funzionalità ed abilità dei AUVs la possibilità di raccogliere i rifiuti, identificando inoltre i quantitativi di microplastiche nei sedimenti.

 

Il tema raccogliere e recuperare rappresenta infatti uno dei temi centrali del sostegno tecnologico alla salvaguardia dei mari. In questo campo, le moderne tecnologie di clean up mettono a disposizione barriere passive, sviluppando prototipi di robot che possano raccogliere dai macro rifiuti alle microplastiche.

 

In Costiera Amalfitana, ad esempio, è nato un modello innovativo di sostenibilità: Litter Hunter è una delle prime iniziative, ovvero un drone aereo e un robot marino che individua anche le microplastiche in mare e recupera i rifiuti localizzati fino alla profondità di 60 cm.

 

Identificare e raccogliere però non bastano: Un altro ambito in cui lo sviluppo tecnologico è impegnato a trovare soluzioni innovative è quello della prevenzione. Prevenzione che parte proprio dal formarsi delle microplastiche che uccidono la flora e la fauna marina. Basti pensare che l’80% delle tartarughe che abitano il nostro mar Mediterraneo ha ingerito plastica! Innovativi strumenti tecnologici sono usati ad esempio per trattenere le microplastiche nelle lavatrici domestiche, o per filtrare le microplastiche in corrispondenza degli impianti di trattamento degli scarichi urbani. Infatti è proprio in corrispondenza delle foci dei fiumi o in altri punti strategici di canalizzazione delle acque che è possibile utilizzare sistemi galleggianti in grado di monitorare e bloccare l’ingresso delle microplastiche e altri rifiuti in mare.

 

Ma l’innovazione e quindi il cambiamento più importante con cui le tecnologiche possono realmente fare la differenza è il cambiamento delle abitudini senza il quale nessun miracolo tecnologico potrà salvare i nostri mari.