La digital transformation sta rivoluzionando la nostra esperienza di consumatori e fruitori di contenuti in diversi ambiti, non ultimo anche quello artistico e culturale. Succede così anche per la musica, che negli ultimi due decenni ha subito cambiamenti epocali capaci di stravolgere i canoni stessi su cui si basa. Vediamo perché e come i processi evolutivi della rivoluzione digitale, assieme ai Big data e alle potenzialità applicative dell’AI devono essere accolti come una risorsa piuttosto che come una minaccia.

 

UNA NUOVA MUSIC EXPERIENCE

 

Fra i tanti appassionati di musica, l’avvento dell’era digitale ha avuto il sapore di un cambiamento apocalittico dalle tinte fosche e sinistre. Un vero e proprio tsunami che sembrava destinato a spazzar via luoghi del cuore come negozi di dischi, sale prove, riviste cartacee specializzate e via dicendo. Così non è stato, e anzi, paradossalmente ha ampliato la comunicazione fra gruppi di appassionati (grazie al web, forum di discussione, social), la possibilità di conoscenza e lo scambio di informazioni, trasformando in virtuali luoghi che una volta erano solo “fisici”. I negozi di dischi hanno vissuto una dura crisi, è indubbio, ma chi è riuscito ad uscirne ha visto i benefici effetti del cosiddetto “ritorno al vinile” e all’utilizzo dei nuovi canali di vendita e fidelizzazione, rimodellando il proprio business secondo formule nuove adattate alla sfide del contemporaneo.

 

Ciò che è certo è che la fruizione della musica, da parte di appassionati e non, si è completamente trasformata, con una rapida ascesa non solo dei formati digitali, com’è ovvio, ma anche e soprattutto delle piattaforme di streaming on demand, prime fra tutte Spotify e YouTube.

 

IL POTERE DI ALGORITMI E AI

 

L’utilizzo di questi servizi implica un potere sempre maggiore di influenzare gli ascolti e le proposte musicali simili a ciò che si sta ascoltando. In questo senso, l’importanza sempre maggiore di algoritmi capaci di rendere appagante l’esperienza dell’utente non è poi tanto dissimile da ciò che accade per una qualsiasi altra Customer Experience.

 

Per questo l’AI svolge ormai un ruolo cruciale nel catalogare gli sterminati repertori a disposizione degli utenti sulle piattaforme di musica in streaming, riconoscendone similarità ma anche il “mood” che certe canzoni esprimono. Con questo obiettivo preciso, infatti, un gruppo di ricercatori della francese Deezer ha sviluppato un’intelligenza artificiale in grado di associare le canzoni al mondo sentimentale di riferimento. L’indagine, pubblicata poi in un paper su Arxiv nel 2018 (“Music mood detection based on audio lyrics with deep neural nets”) apre prospettive anche in merito all’apprendimento del sentiment da parte delle macchine, attraverso un complesso sistema di riconoscimento basato sull’associazione di milioni di informazioni relative a musica, testi e metadati organizzando così una quantità enorme di brani.

 

NUOVI MODELLI DI BUSINESS: L’IMPORTANZA DI DATA ANALYSIS E CUSTOMER EXPERIENCE

 

L’ampliamento del peso delle piattaforme di streaming on demand ha avuto anche un’ulteriore conseguenza: la possibilità di gestire l’ingente flusso di dati di ascolto da parte di case discografiche e management musicale. Il reparto della gestione e analisi dei dati diventa sempre più importante per un modello di business sostenibile e vincente. Si stima che solo Spotify carichi sul portale di Sony Music un miliardo di dati al giorno: i dati disponibili comprendono le tag di Shazam, i dati dei social media, le informazioni sulle classifiche e ovviamente tutti i dati sulle playlist.

 

Se a questa mole di informazioni aggiungiamo quelle provenienti dalle interazioni nei canali social e i feedback dei fan, si capisce quanto possa diventare fondamentale incrociare e organizzare i dati per poter effettuare delle decisioni strategiche in ambito produzione, marketing e vendita. Si pensi solo alla pianificazione di un tour, alle quantità di vinili da stampare per un determinato mercato, alla definizione delle strategie di merchandising o alla gestione dei grandi eventi come il Record Store Day, minimizzando il più possibile le perdite.

 

Allargando, poi, l’orizzonte anche al settore dei grandi canali di vendita online (dischi, biglietti, merchandising, libri e quant’altro) risulta cruciale la gestione di una customer experience capace di ottimizzare tutti i dati, garantendo un customer journey ideale per un utente esigente e dalle aspettative elevate come quello dell’appassionato di musica.

 

L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE COME RISORSA MUSICALE

 

Non ultimo, esiste anche un ulteriore campo di applicazione dell’AI più strettamente legato alla produzione musicale, come testimonia un recente esperimento portato avanti dal musicista e conduttore radiofonico Alex Braga e il suo A-mint (Artificial Music Intelligence), lo strumento che il musicista ha progettato insieme ai docenti del Dipartimento di Ingegneria di Roma Tre Francesco Riganti Fulginei, Antonino Laudani e Alessandro Salvini. Si tratta del primo dispositivo di creazione musicale basato sull’intelligenza delle macchine, capace di rispondere e duettare in un fraseggio con altri strumenti ed esecutori, come avvenuto di recente sul palco del Data Driven Innovation insieme al pianista Danilo Rea. Come lui stesso ha spiegato A-Mint “è in grado di decodificare il codice di improvvisazione di qualsiasi musicista dopo una manciata di note. E di poter creare infinite tracce alternative che improvvisano insieme a lui, senza problemi di melodia, armonia o tempo. Il tutto in tempo reale”

 

E a proposito di AI, ha dichiarato “tutti ne hanno un po’ paura. Io sono sempre stato un nerd affascinato dalla tecnologia e sono convinto che uomo e macchine a braccetto possono arrivare dove singolarmente l’uno e l’altro non potrebbero”. Un monito importante per un futuro sempre più vicino e in armonia con l’uomo.