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Le API, Application Programming Interfaces, si collocano nel più recente ecosistema di business digitale, che ha la necessità di ripensare il suo approccio in ottica di costante cambiamento ed integrazione. Il valore delle API risiede nella flessibilità con cui consentono alle imprese di innovare più velocemente e di raggiungere nuovi segmenti di domanda.

 

Mentre altre interfacce di programmazione rappresentano pezzi di software appositamente costruiti, una moderna API costituisce un pacchetto di capacità adattive alla prospettiva del consumatore cui sono destinate.

 

Come parte integrante della strategia di business aziendale le API provvedono a rendere omni-canale l’esperienza del cliente, quanto più sono facili da trovare, accessibili nella registrazione e chiare nella risoluzione di aspetti critici.

 

Diverso è il concetto chiave di SOA (Service-Oriented Architecture), in quanto si tratta di un “servizio”, come logica rappresentazione di un’attività che ha uno specifico risultato.

Ad esempio consideriamo l’ipotesi in cui tu abbia un servizio responsabile di registrare gli ordini dei clienti, che comunica al bus l’evento di registrazione, ed un servizio separato che traccia quando avviene la fatturazione al cliente e quanto gli è richiesto.

Il primo servizio potrebbe non aver bisogno di conoscere nulla a proposito della fatturazione del secondo, se non il verificarsi stesso dell’evento per attivare dei collegamenti gestionali: in questo caso una API costituisce quell’interfaccia che un servizio espone affinché gli altri sistemi ci possano comunicare. Questa dinamica avviene spesso, ma non necessariamente, mediante la pubblicazione di un evento ad un bus, che funge da correlatore di blocchi funzionali.

 

Le SOA sono il mezzo con cui i fornitori codificano le funzionalità di base dei loro domini; le API sono il modo in cui tali capacità sono ri-confezionate e condivise in una forma semplice di utilizzo. In questa logica le API sono l’evoluzione dei Web Services, che permettono di definire le modalità di comunicazione dei vari applicativi, grazie all’integrazione e al riutilizzo di porzioni di codice autoconsistenti.

 

Per un consumatore l’uso di API è sinonimo di velocità, opportunità e minore sforzo di apprendimento: le API possono espandere le funzionalità di un programma e dare ad altri l’opportunità di interagirci, come accade per le API di Google Maps, che offrono agli utenti la possibilità di acquisire parametri utili alla creazione di itinerari personalizzati nei propri portali. Idealmente, pertanto, le API sono un ecosistema aperto community-centric, che integra il proprio corrente repository di dati, connette nuovi sensori e device e monitora continuamente dati, da cui derivano statistiche in tempo reale.

 

Le piattaforme di API consentono alle imprese di essere parte di un network di clienti, partner e sviluppatori, in cui l’innovazione è il drive per capitalizzare le differenti composizioni di API, proprie e di terze parti, ed in cui l’integrazione fra canali migliora costantemente, così come il time-to-value ed il time-to-market per i nuovi prodotti.

 

Nell’API economy le API agiscono da collante che lega servizi, applicazioni e sistemi, per generare interessanti customer experience ed aprire nuovi canali remunerativi.

 

 

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