Filippo Antonelli-tipassolapenna-AFB Net-IBM-Social Collaboration

L’aspetto centrale del business di una social organization è il valore scambiato e massimizzato all’interno dell’ecosistema aziendale.

Questo lo abbiamo già affrontato da vari punti di vista e vale sia per i collaboratori interni che per gli stakeholder e gli utenti finali che contribuiscono a co-creare il business stesso. Secondo McKinsey le Tecnologie Sociali hanno un potenziale considerevole per migliorare le performance organizzative, grazie all’uso di strumenti social finalizzati alla riduzione dei tempi di confronto, al repository di informative di interesse del team, allo sviluppo di best practice.

Le piattaforme di Enterprise 2.0 consentono la creazione di wiki e blog, per coinvolgere i dipendenti sulla condivisione di aggiornamenti e di linee guida, per lavorare sui medesimi documenti simultaneamente e per comunicare a distanza con colleghi, fornitori o clienti.

Già all’inizio degli anni Novanta IBM si chiese come mai effettuasse i propri acquisti in modo localizzato, senza una logica comune a livello mondiale, che fosse rispondente alla sua natura internazionale: definì pertanto una serie di gruppi a livello mondiale, suddivisi per entità omogenee di acquisto, che fece lavorare insieme con tecniche di virtual collaboration. Questa nuova gestione degli acquisti permise lo scambio di conoscenza localizzata e la definizione di nuovi processi e di nuove modalità, come patrimonio aggregato delle singole conoscenze locali.

Proprio grazie alla piattaforma IBM di Connections ci occupiamo di formare ed affiancare i nostri clienti in questo complesso e meraviglioso processo di sistematizzazione co-creata della conoscenza.

Per entrare nel vivo di questo ecosistema passo la penna a Filippo Antonelli, Change Management Consultant e Digital Transformation Specialist di AFB Net.

 

 


Il Knowledge Management, in quanto disciplina manageriale che si occupa di estrarre e rendere visibile la conoscenza tacita esistente all’interno dell’impresa da fonti eterogenee, si genera con la creazione di unità o gruppi di lavoro dedicati specificatamente a tale scopo.

Le tecnologie sono un supporto alla costruzione di una mappa della conoscenza, che diventi la base per ulteriori attività di Knowledge Management, per aumentare la loro velocità di trasferimento, per estendere le possibilità di interazione e per supportare il processo di trasformazione da dato a conoscenza.

 

Mi fa piacere citare il caso di successo di MEF, Materiale Elettrico Firenze, che ho seguito fin dal primo momento nell’implementazione della piattaforma software IBM Connections, per far confluire tutta la documentazione aziendale, sia istituzionale che commerciale, entro una struttura orizzontale con più di 150 community.

MEF è un’azienda leader nella distribuzione di materiale elettrico, con 36 punti vendita sparsi sul territorio e oltre 30mila prodotti a catalogo, sostenuti da un team di specialisti pre e post vendita, che già da tempo avevano espresso le difficoltà collegate alla gestione del flusso informativo.

Così ho suggerito Connections, la piattaforma di IBM, al fine di ristrutturare radicalmente la comunicazione, partendo dal coinvolgimento dei responsabili di reparto, con ciascuno dei quali c’è stato un confronto dedicato, per individuare il modo più efficace in cui impostare una Comunità di lavoro coi propri collaboratori.

 

Ad esempio

  • con la Comunità riferita alla Qualità abbiamo impostato le procedure sotto forma di wiki, e questo format è stato replicato nelle altre comunità in cui si riteneva via via utile la condivisione di componenti manualistiche;
  • la Comunità del Marketing, fra le più attive, è utilizzata prevalentemente per distribuire tutte le promo in corso e rileva due vantaggi principali: mettere a disposizione tutte le promozioni in corso alla forza commerciale su smartphone e monitorare con attività di benchmarking il download e la partecipazione degli oltre 160 addetti alla vendita.
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Il valore aggiunto delle attuali 180 Comunità emerge dalla partecipazione di chiunque sia parte della catena del valore, soprattutto a partire dalla coda, che conosce meglio di tutti le problematiche emergenti, ma difficilmente ha modo di dire la propria, e dall’avere a disposizione quesiti già risolti a dinamiche che possono ripresentarsi.

I repository informativi, costantemente aggiornabili e consultabili, possono essere organizzati sotto forma di file per le guide all’acquisto, di blog informativi sui nuovi prodotti che andranno ad integrare i cataloghi, di forum, utili in primo luogo ai banconisti per rintracciare modalità di risoluzione ai problemi, già applicate con successo, di sondaggi sulla tipologia di prodotti da acquistare o su nuovi possibili fornitori da vagliare, così come sul clima aziendale, che, condotto in forma anonima, ha riscontrato l’85% di partecipazione.

 

Con ProjExec, tool collaborativo di project planning, è stata resa possibile una gestione condivisa di tutti i progetti, degli eventi aziendali e degli indicatori del loro andamento progressivo, come tempistiche, budget e carico di lavoro.

MEF utilizza Connections anche per collaborare con utenti esterni, partner e fornitori, ed a breve vorrebbe coinvolgere in alcune Comunità anche il cliente finale, proprio per il valore del feedback, che deriva da una condivisione continua e partecipata.

 

Mentre affiancavo MEF in questo percorso mi sono consapevolizzato di quanto il cuore della consulenza risieda nel camminare in punta di piedi accanto al cliente, per verificare insieme come naturalmente emergano le esigenze interne e come negli ambienti di collaborazione le persone arrivino a sentirsi proprie le informazioni messe a sistema.

Spesso “il miracolo” accade nella coda di una catena produttiva, dove sta il cuore dell’azienda: è il capitale relazionale che destruttura l’organigramma, perché, a prescindere da questo, nella realtà le persone sanno sempre a chi rivolgersi per prendere decisioni rapide ed efficaci. Basta dotarle dei giusti strumenti per poterlo fare.

 

Filippo

 

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