Quando la strategia digitale è nella collaborazione umana

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Quando la strategia digitale è nella collaborazione umana

La trasformazione digitale sta mettendo in luce la necessità di abbattere la visione aziendale per compartimenti stagni e la soft economy è la chiave di volta per tenere insieme in modo coesivo e partecipativo la filiera produttiva con la condivisione sostenibile di risorse.
In questo scenario di cambiamento evolutivo le imprese sono le cellule del tessuto economico nazionale ed hanno la responsabilità di valorizzare il benessere del capitale umano, la comunicazione assertiva e proficua fra i propri lavoratori e la circolazione di buone idee.
La collaborazione e la condivisione dei valori e degli obiettivi aziendali è un processo di crescita continua, che inizia dalla costruzione e cura delle relazioni nel team, fuori dai circuiti digitali, e non può esimersi dal trasferire anche online una sistematizzazione logica e partecipativa delle informazioni e delle opinioni tematiche, utili a tutta la squadra.
Le piattaforme di Social Collaboration assolvono a questa funzione, mutuando in ottica professionale la bidirezionalità ed il confronto real-time che i social network hanno apportato nell’era 2.0 e salvaguardando al contempo il perimetro della Community Aziendale.
La Community Aziendale viene così a caratterizzarsi come un ecosistema di valori e progettualità in comune riservate alla forza vendita e di marketing, al settore contabile/amministrativo, ai reparti produttivi, ad eventuali sedi distaccate, informatori e clienti. Al suo interno, suddivise per comunità tematiche, esistono delle aree dedicate entro le quali si svolgono argomenti utili ai partecipanti, che formano nel tempo uno storico ordinato dei processi condivisi, fruibile in futuro e sostituibile allo scambio via mail di documentazione e appunti integrabili.
Questa dinamica, ad esempio, se si configura nella condivisione di un protocollo aziendale, può ricevere il feedback di chi lo ha già testato, con i deficit riscontrati e le dinamiche provate per arginarli. Tale feedback, visibile a tutti gli altri interessati, accelera la stabilizzazione di un metodo, che non è calato dall’alto, ma si nutre del valore aggiunto di chi effettivamente lo vive e lo migliora ogni giorno sul campo.
Non solo, oltre a co-creare un metodo, la squadra crea se stessa intorno a input da arricchire vicendevolmente, alleviando al coordinatore alcuni oneri di trasmissione ridondante di indicazioni e stimolando quella sana competitività fra pari che attesta il sistema aziendale su livelli sempre maggiori di sviluppo.
Possiamo sintetizzare come segue l’apporto funzionale di una piattaforma di collaborazione, che sia team working e content sharing:

  • Accesso alla comunicazione interna a tutti i ruoli aziendali e da tutti i device, senza il vincolo di localizzazione geografica;
  • Possibilità di legare le community interne a precisi obiettivi di business;
  • Comunicazione tempestiva e notifiche di aggiornamento;
  • Creazione di processi documentali integrabili e rintracciabili in modo ottimizzato;
  • Possibile integrazione con altri software gestionali dell’azienda;
  • Flessibilità e apertura al confronto e alla creazione di best-practices bottom-up;
  • Possibilità di collaborazione veloce e sicura sia con i clienti che con i business partner;
  • Uso della tecnologia come supporto alla persona ed evoluzione dell’organizzazione verso modelli più coesi e strutturati.

Ti lascio con un pensiero di Thomas Watson Jr, che apre alla riflessione su un tema importante:
“Il successo di un’azienda si misura attraverso la sua capacità di mettere le persone nelle condizioni di esprimere al meglio i propri talenti e le proprie conoscenze.”

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