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La gestione del cambiamento nella trasformazione digitale

La creazione di valore nell’era della digital transformation rappresenta un’operazione complessa per ogni azienda che si pone la sfida di innovare.

Dobbiamo anzitutto chiederci cosa intendiamo per innovazione, perché l’innovazione può avere diverse accezioni.

Quando è incrementale si basa sulla modifica progressiva delle condizioni attuali di un prodotto o di un settore di mercato: cerca di rispondere in modo più puntuale ai bisogni della domanda, ma difficilmente genera cambiamenti radicali.

Esiste anche un altro livello di innovazione, che si pre-occupa di individuare modelli di business non convenzionali ed ha un’intensa velocità di propagazione: utilizza modalità creative per far emergere un bisogno latente e si adopera per soddisfarlo mediante forme nuove.

La digital disruption sta influenzando in modo profondamente innovativo la vita delle persone e mette continuamente alla prova leadership di mercato già consolidate da parte di aziende appartenenti ai più svariati settori.

Il termine disruptive innovation è stato introdotto dal professore di Harvard Clayton Christensen nell’articolo Disruptive Technologies: Catching the Wave (Harvard Business Review), scritto insieme a Joseph Bower nel 1995.

La riflessione alla base di questo concetto riguardava il motivo per cui le aziende preferiscono puntare sul miglioramento graduale dei loro prodotti di successo anziché investire ex-novo in nuovi segmenti di business.

Eppure gruppi importanti come Kodak, BlackBerry, Nokia, Blockbuster ad un certo punto hanno arrestato la loro corsa al cospetto del coraggio innovativo di Apple o di Netflix, nata nel 1999, nel momento del successo apicale di Blockbuster, e che oggi registra nel mondo oltre cinquanta milioni di abbonati ai suoi servizi in streaming.

La rivoluzione digitale indica la dinamica per cui una nuova tecnologia modifica un paradigma organizzativo preesistente e origina un cambiamento sostanziale del ruolo delle imprese nell’ecosistema produttivo.

La gestione del cambiamento riguarda “L’insieme dei processi, strumenti e tecniche per gestire il lato umano dei processi di cambiamento, per raggiungere i risultati richiesti, e realizzare effettivamente il cambiamento all’interno delle attitudini individuali, dei team interni e del sistema allargato” (The Change Management Toolbook © – Holger Nauheimer). L’approccio più efficace per gestire il cambiamento aziendale parte dall’organizzazione interna, ascoltando e valorizzando le risorse umane sia a livello individuale, sia a livello di team, in modo che emerga il talento di ciascuno e la consapevolezza del proprio ruolo. In questo modo il valore che ogni persona apporta concorre al team branding e si può sviluppare un Business Model coerente rispetto all’organizzazione interna.

Il ciclo di vita del Business Process Management (BPM), che ordinariamente riguarda le fasi di disegno, modellazione, esecuzione, monitoraggio ed ottimizzazione dei processi aziendali, nella gestione del cambiamento in piena digital disruption tiene in grossa considerazione la fase della prototipazione.

Perché? Perché diventa essenziale realizzare velocemente una configurazione di prodotto minima da testare, possibilmente coinvolgendo i clienti in ottica collaborativa.

I feedback ricevuti saranno poi utilissimi per la realizzazione del prodotto definitivo.

Questa logica del prototipo come unità minima di coinvolgimento è applicata anche in un modello creativo e innovativo di problem solving e progettazione interna all’azienda: il Design Thinking. Lo conosci?

Te ne parlerò con attenzione nel mio prossimo articolo.