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La tecnologia non è nulla senza le persone.

Un insieme di persone che lavorano congiuntamente per raggiungere uno o più obiettivi condivisi è un team, ovvero una squadra di lavoro.

Il gruppo è costituito da identità individuali che non perseguono necessariamente finalità in comune, mentre nel team le persone dispongono (o dovrebbero disporre) le proprie competenze al servizio di una visione che li comprenda tutti, in un senso di appartenenza più ampio.

Il team è la cellula che attesta il funzionamento di una organizzazione concepita come sistema e, quindi, co-crea una visione condivisa qualora il suo leader sia sufficientemente capace di apportare un’autorevolezza di coordinamento di tipo razionale/organizzativo (focus sui risultati) ed anche irrazionale/simbolico (focus sul senso emotivo di appartenenza).

 

Costruire una visione condivisa stimola l’impegno a lungo termine e l’apprendimento di gruppo sviluppa la capacità di guardare all’immagine dell’azienda oltre le prospettive dei singoli.

 

Mutuando la piramide dei bisogni individuali di Maslow nell’ambito lavorativo possiamo supporre che la remunerazione economica ed il mantenimento del posto di lavoro siano alla base, per giungere nei livelli più alti della piramide allo spirito di appartenenza e quindi, al vertice, all’autorealizzazione nel contesto umano di riferimento.

 

Il Professor Peter Senge, nel suo libro “La quinta disciplina”, sostiene che, fra tutte le discipline che stanno trasformando in vere e proprie innovazioni le Learning Organizations, la quinta disciplina è quella integratrice del Pensiero Sistemico.

Il Pensiero Sistemico è la filosofia e la pratica che permea il Total Quality Management, introdotto nei team della Toyota ed in Giappone da Deming, che considera fondamentali per l’apprendimento progressivo dei gruppi di lavoro tre capacità:

 

  • incoraggiare l’aspirazione,
  • sviluppare la conversazione riflessiva fra le persone,
  • comprendere la complessità.

 

In questo quadro i dipendenti devono coltivare, prima di tutto come identità individuali, quella che Senge definisce “padronanza personale“, ovvero il piglio di brillantezza che li mantenga propositivi e non compiacenti verso il capo e, allo stesso tempo, la capacità di agire verso i colleghi in modo da assumersi la responsabilità delle azioni intraprese, senza cadere nei meccanismi reattivi del “l’ho fatto perché lui/lei si è comportato/a così”.

Nelle organizzazioni e nei team, che si mantengono aperti alla crescita e all’innovazione, l’apprendimento adattivo deve essere rafforzato da un apprendimento generativo, che esalta la capacità di creare.

 

Vedremo come risulta centrale a tal fine la cura di una comunicazione assertiva fra le persone che collaborano insieme, il valore della leadership, la gestione del team con interventi di counseling motivazionale e tecniche di coaching, la gestione delle competenze e dei talenti e l’ambiente fisico in cui si è immersi.