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Dalla comunicazione alla collaborazione: la modalità con cui ci poniamo in ascolto dell’altro

Fa la differenza.

Fa la differenza in riferimento a quanto di me sono disposto a mettere in gioco nella relazione, a rinunciare al mio ruolo e al mio potere per incontrare veramente l’altro.

 

Lo psicologo americano Thomas Gordon parla di Autorivelazione e del Messaggio di Confronto in Prima Persona per esprimere alla persona con cui stiamo comunicando qual è il nostro bisogno, in modo trasparente e congruente.

L’Autorivelazione è dire “io mi sento in questo modo rispetto a questa cosa che sta accadendo” e agevola la gestione del conflitto nel team di lavoro: per evitare di interpretare in modo pregiudizioso l’atteggiamento altrui, per separare le persone dal problema e per focalizzarsi sugli obiettivi anziché sulle posizioni.

 

Ho già accennato come in ogni comunicazione sia presente un aspetto informativo, legato al contenuto, ed un aspetto emotivo, legato alla relazione: quando parlo rivolgendomi all’altra/o non c’è solo quello che voglio dirle/gli ma anche come mi sento mentre glielo sto comunicando e chi è lei/lui per me. Infine, e non meno importante, c’è un sottotesto, ovvero che cosa ti sto veramente chiedendo e cosa mi aspetto che tu faccia per me.

È abbastanza sottile il confine fra la consapevolezza di quale sia il mio bisogno e come io possa esprimerlo, a partire da quel che provo, e la facilità con cui potrei puntare l’attenzione su quello che tu non mi stai dando. È tanto facile quanto la possibilità che così si interrompa l’empatia.

L’empatia è quella predisposizione ad immedesimarsi nell’altra persona, per coglierne il punto di vista, con tutti i pensieri e gli stati d’animo che si porta dietro, senza tuttavia perdere il senso della propria identità. Esiste nell’empatia uno spazio di osservazione, che non c’è nelle reazioni di pancia, ossia nella simpatia e nell’antipatia, ed è uno spazio di osservazione che rende possibile lo sviluppo dell’assertività nella relazione.

 

Sono assertivo all’interno del team quando espongo la mia opinione, senza imporla con aggressività e senza subire quella degli altri, qualora si pervenga ad una decisione finale diversa dalla mia idea iniziale. Queste dinamiche intervengono quando dalla comunicazione si passa alla collaborazione: allora è importante per il team fare prima brainstorming e poi il punto della situazione, per conoscere le risorse a disposizione ed i vincoli dentro i quali ci si sta muovendo, così da pervenire ad un accordo che sia una possibile terza via fra le opinioni espresse da tutti, e non necessariamente un compromesso che scontenta la minoranza.

Gli ostacoli alla collaborazione risiedono nel timore di essere giudicati, nei pregiudizi e nell’eccesso di spirito critico verso gli altri, che genera confusione e amarezza.

In questo quadro di confronto proviamo ad ipotizzare come il Messaggio di Confronto in Prima Persona possa invece risultare efficace, articolato in 4 step:

  • io mi sento… (quello che provo)
  • quando tu… (descrivo il tuo comportamento)
  • perché… (provo questa emozione)
  • e vorrei… (bisogno da esprimere)

anziché, ad esempio: “è colpa tua – quando non mi ascolti – perché sei un egoista”.

Sulla responsabilità della propria percezione si può lavorare, sugli altri invece non possiamo fare azioni di cambiamento: esprimendo un giudizio li rendiamo esattamente quella categoria che caliamo loro addosso.

 

I metodi di facilitazione della comunicazione si basano su questa assunto, per cui riparto dall’espressione chiara della mia esigenza, e sull’ascolto attivo di quella dell’altro.

È sempre auspicabile che sia una figura professionale specializzata a coinvolgere i team aziendali in esercitazioni centrate su questi aspetti comunicativi, soprattutto attraverso il counseling.

Vedremo presto di cosa si tratta.